Chi sono

La mia storia

franconuovo.jpgHo respirato fin da piccolo la politica, quando mio nonno Eduino, comunista, prima mezzadro e poi operaio agricolo, mi portava con sè alla Casa del Popolo di Abbadia di Montepulciano. In questa frazione di circa 1700 abitanti, una delle tante “piccola Russia” del centro Italia, dove il Pci raccoglieva oltre il 60 per cento dei voti.

Mi hanno colpito i ricordi di mio nonno che raccontava la povertà e gli stenti delle famiglie contadine dell’inizio del XX secolo, poi la tragedia della guerra con il passaggio del fronte e la rinascita con lotta di liberazione, con la riconquista della libertà e della democrazia, fino all’avvento della Repubblica.

Ero piccolo ma seguivo con lui tutte le tribune politiche, allora condotte da Jader Iacobelli, e non me ne perdevo una quando c’era Enrico Berlinguer. Anche se non capivo tutto quello che diceva mi colpiva la passione che trasmettevano le sue parole e la devozione, quasi religiosa, che mio nonno nutriva nei suoi confronti. Mentre quando c’era Giorgio Almirante non si riusciva ad ascoltare una parola, tanto erano forti gli epiteti, poco amichevoli, che mio nonno gli rivolgeva a voce alta.

Il 16 marzo del 1978 avevo undici anni e frequentavo la quinta elementare. La notizia del rapimento di Aldo Moro e dell’uccisione degli agenti della scorta, ci raggiunse a scuola. Quel giorno vidi, per la prima volta, le bandiere rosse e le bandiere bianche, sventolare nelle piazze a difesa della democrazia, di quel valore che, mi avevano insegnato, veniva prima di ogni altro. Ho capito, così, che oltre alla contrapposizione di allora – anche se erano gli anni del compromesso storico - tra comunisti e democristiani c’era un terreno comune di valori condivisi. Mi è tornato in mente vent’anni dopo, quando è nato L’Ulivo e ancora oggi, per me, l’incontro tra riformisti socialisti e cattolici è decisivo per governare l’Italia di oggi e di domani.

Un’altra figura chiave è stata Sandro Pertini. Mi è rimasto impresso quando, nel 1981, si precipitò in Irpinia a sollecitare l’arrivo dei soccorsi e degli aiuti alla popolazione che fu colpita da un terribile terremoto che provocò migliaia di vittime, di feriti e di senza tetto. Un presidente della Repubblica che aveva fatto la lotta di Liberazione e che era molto popolare. L’ultima sua immagine, che non dimenticherò mai, è del giugno 1984, quando, a Roma Sandro Pertini si chinò sulla bara di Enrico Berlinguer, per l’ultimo saluto mentre una folla commossa li abbracciava, idealmente, entrambi.

Nel 1985 mi sono iscritto alla Federazione Giovanile Comunista di Pietro Folena. La nuova Fgci, come veniva chiamata allora. Ad Abbadia di Montepulciano costituimmo il circolo che chiamammo “Ernesto Che Guevara”. Eravamo un gruppo di amici con tanta voglia di fare qualcosa, ma non avremmo realizzato nulla se il compagno Ezio Bianconi, segretario della sezione del Pci non ci avesse dato carta bianca, tra i mugugni di disapprovazione dei compagni più anziani.

Negli anni del Liceo e dell’Università ho partecipato ai movimenti degli studenti ed in particolare a quello della Pantera, che diede luogo all’occupazione di diversi Atenei, tra cui quello di Siena. Un’esperienza indimenticabile durante la quale si è creato un legame forte ed indissolubile, con tanti compagni, in particolare del Sud Italia.

Sono stato segretario provinciale della Federazione Giovanile Comunista, un’esperienza bellissima, calda e formativa che ha segnato la mia concezione della politica. Così la militanza e l’impegno di dirigente di partito si è indissolubilmente intrecciata con il calore delle relazioni umane, con la condivisione di progetti, che hanno arricchito la mia vita.

Sono stato per vent’anni dirigente di partito, a tempo pieno. Un funzionario di partito. Un lavoro bellissimo. Magari faticoso, non privo di rinunce ma che ti insegna tante cose che, credo, nessun’altra esperienza ti può dare. Non solo si impara bene a guidare la notte per andare e tornare dalle riunioni! Ogni giorno si va a lezione di umanità, di saggezza, di passione, di altriusmo e di generosità. Questo è il tratto distintivo della militanza e del civismo che ho avuto, il privilegio di vivere in questi anni.

Gli otto anni trascorsi alla guida della Federazione dei Ds di Siena, sono stati bellissimi. E oggi sono fiero di rappresentare in Parlamento una comunità di donne e di uomini alla quale mi lega un affetto profondo. Chissà dove sarei altrimenti, penso spesso se un giorno non avessi deciso di dedicarmi alla politica a tempo pieno.

Così oggi mentre sono a Roma, in Aula o in Commissione, vedo i volti che mi osservano ed ai quali sento di dover rendere conto.