La novità: ci vuole un partito

logo_pdOK.jpgGli episodi diversi, taluni inquietanti, che riguardano il Pdl hanno un denominatore comune. Fintanto che il partito è di plastica e rimane nascosto dietro il leader- fondatore-proprietario-amministratore unico appare unito, perfino moderno e capace di intercettare la domanda di rappresentanza degli elettori di centrodestra. Quando il partito si materializza nel territorio diviene un luogo di scorribande e di lotte di potere, assolutamente permeabile e condizionabile dall’esterno. Un partito che non è a tenuta stagna delle lobby è già un soggetto debole, se non lo è per il connubio tra politica e affari rischia una caduta di eticità che si trasferisce nelle funzioni di governo, se è persino scalabile dalla criminalità organizzata diventa un pericolo per le istituzioni. Come dimostra il caso del senatore Di Girolamo, ora dimissionario, ma pochi mesi fa difeso con vigore dal suo gruppo parlamentare. A fronte di questi episodi, si nobilita e chiede riscatto il processo di costruzione del Partito democratico, vittima, troppo spesso, di feroci e ingenerose critiche. Le primarie sono un innovazione, non il migliore dei mondi possibili, per la selezione della classe dirigente che è un tema centrale per la qualità del sistema politico. Un partito che ha circoli, organi dirigenti, livelli territoriali ha una catena democratica che di per sé già garantisce sulle candidature. Le difficoltà di amalgama del Pd hanno spesso corso il rischio di cristallizzare le differenze interne e di trasformarsi in correnti rigide. Questo non è ancora avvenuto e quanto accade nell’altro campo, consiglia di investire tutto sul partito, come antidoto alla cattiva politica. Perché le correnti sarebbero la morte del Pd. E voi cosa ne pensate?

2 Risposte to “La novità: ci vuole un partito”

  1. Leonardo Carta dice:

    Concordo pienamente, Franco. Il partito non-liquido che è uscito dalla fase congressuale di ottobre porta con sè una solidità che permette di affrontare seriamente le più svariate questioni, dall’organizzazione alle candidature.
    Questa credo che sia un’ottima forma di organizzazione interna, che forse dovrebbe essere snellita, per permettere ai militanti di investire più energie in iniziative, proposte politiche, etc.
    Quello che succede, o almeno quello che vedo io, là fuori è un totale disinteresse verso la forma partito: credo che lo dimostrino le ultime tornate elettorali che hanno visto la vittoria di un non-partito.
    Allora, come arrivare alla gente? Come coinvolgere gli elettori? Forse, partendo dal nostro nucleo di partito radicato sul territorio e strutturato, dovremmo cercare di sfrangiarci ai bordi, di intercettare nuove energie con attività parallele e non tipicamente di partito: forse…

  2. Gianluca Iachini dice:

    E’ proprio vero: in questi giorni più che mai ci si rende conto dell’importanza di un Partito, dell’importanza di avere una base che decide (con le primarie, con le assemblee dei circoli e ai vari livelli) e discute sulla linea politica e sceglie chi ci deve rappresentare. La tanto criticata Struttura del Partito Democratico è in questi giorni la vera forza dell’opposizione. Il loro modo di fare politica sta cadendo come un castello di carte, vengono fuori i personalismi e gli egocentrismi, le pratiche clientelari e le correnti interne al PDL. La nostra vera forza sarà nel continuare nella nostra strada, fatta di partecipazione, di confronto serio e critico. Solo così potremmo proporre all’Italia una alternativa vera e vincente.

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